Sversamento di gasolio nel Naviglio Grande: macchia arrivata alla Darsena di Milano

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Panne assorbenti sul Naviglio Grande dopo lo sversamento di gasolio a Milano

È stata quasi del tutto assorbita la macchia di sostanze inquinanti che venerdì 4 settembre si è riversata nel Naviglio Grande a Magenta, a ovest di Milano. La chiazza, molto probabilmente di gasolio, ha percorso il canale per circa 28 chilometri, attraversando Abbiategrasso, Corsico e Buccinasco prima di raggiungere la Darsena, una delle zone più frequentate vicino al centro di Milano.

Lo sversamento ha provocato danni a flora e fauna del canale. Nelle ultime ore sono stati segnalati pesci morti che galleggiavano in superficie e uccelli imbrattati di una sostanza nera e oleosa. Tra questi c'è un cigno recuperato ad Abbiategrasso e affidato alla Lipu, la Lega italiana protezione uccelli.

Danni alla biodiversità del Naviglio Grande

Le conseguenze sull'ecosistema sono già considerate gravi. Il direttore del Parco del Ticino, Claudio De Paola, ha parlato di danni «sicuramente grandi» alla biodiversità, con uccelli contaminati e pesci a rischio.

Al centro di recupero della fauna selvatica della Lipu, La Fagiana di Pontevecchio di Magenta, sono già arrivati animali sporchi di sostanza oleosa. Oltre al cigno reale, i volontari stanno seguendo anche una tortora, portata al centro da cittadini che l'hanno trovata in difficoltà.

Gli interventi di vigili del fuoco e protezione civile hanno però evitato danni ambientali peggiori. La macchia è stata bloccata prima che potesse raggiungere il Naviglio Pavese e i campi e i terreni a sud di Milano, che usano l'acqua del naviglio per l'irrigazione.

Le barriere e le operazioni di bonifica

Per contenere le sostanze nel fine settimana sono stati posizionati decine di blocchi lungo il naviglio. Si tratta di panne assorbenti, dispositivi tubolari che fanno passare l'acqua trattenendo le sostanze oleose, e di paratie galleggianti, usate per fermare gli inquinanti e i residui.

Il materiale raccolto viene poi aspirato dalle idrovore, grosse pompe per l'acqua. L'assessore all'ambiente del Comune di Milano, Marco Granelli, ha spiegato che ne sono state riempite cinque autobotti.

Durante le operazioni è stata attivata anche una chiusa per bloccare l'onda inquinante e rallentare la discesa della chiazza verso il centro di Milano. I controlli sulla qualità dell'acqua sono proseguiti in diversi punti del canale per tutto il fine settimana.

La Darsena, il cuore dei Navigli

La Darsena è lo storico bacino portuale dei Navigli milanesi, oggi diventato uno dei luoghi più amati della città per passeggiate, eventi e locali. Ristrutturata in occasione di Expo 2015, è il punto in cui confluivano le merci arrivate via acqua dai canali.

L'arrivo della chiazza inquinante proprio in quest'area ha reso ancora più delicata la gestione dell'emergenza. Il tratto finale del Naviglio Grande, poco prima dello sbocco in Darsena, è infatti uno dei più frequentati da milanese e turisti, con i ponticci e i locali che si affacciano sull'acqua.

Per questo le operazioni di bonifica hanno riguardato anche l'aspetto visivo della zona: le chiazze oleose sono state circoscritte rapidamente e rimosse, limitando l'impatto sulla frequentazione dell'area nel fine settimana.

Indagini della procura di Milano

La procura di Milano ha aperto un'indagine sulle cause dello sversamento. Non si esclude che possa trattarsi di una fuoriuscita accidentale, magari provocata dalla perforazione di una condotta durante alcuni lavori di scavo.

Dagli accertamenti fatti finora, però, è emerso che l'inquinante sarebbe partito da un tombino sulla strada di Ponte Vecchio, vicino a Magenta. L'acqua risulta contaminata da questo punto in poi, verso valle.

Un'ipotesi al vaglio degli inquirenti è che qualcuno possa aver sollevato il tombino di nascosto e scaricato le sostanze al suo interno. L'ipotesi del gesto doloso è stata avanzata nei primi giorni anche da alcuni amministratori locali, che hanno chiesto che i responsabili vengano assicurati alla giustizia.

Il ruolo del Gruppo Cap

Il tombino si trova poco distante dalla vasca dove venerdì i tecnici del Gruppo Cap, la società che gestisce acquedotto e fognature nella città metropolitana di Milano, hanno trovato e segnalato per primi gli idrocarburi, mentre stavano lavorando ad alcuni interventi di manutenzione della rete fognaria.

Le indagini serviranno anche a chiarire con certezza di che sostanza si tratti. Per il colore e il forte odore di carburante, gli inquirenti ritengono che sia quasi certamente gasolio, ma serviranno le analisi di laboratorio per una conferma definitiva.

La situazione ora

Intanto il Comune di Milano e i gestori del canale stanno raccogliendo la documentazione utile a quantificare il danno. La bonifica completa del tratto interessato potrebbe richiedere ancora diversi giorni di lavoro.

La macchia principale risulta ormai quasi del tutto assorbita dalle barriere. Restano attivi i monitoraggi lungo tutto il tratto interessato, da Magenta fino alla Darsena, per verificare l'eventuale presenza di altri residui oleosi.

Il recupero della fauna colpita prosegue con i centri della Lipu e i volontari. Per gli uccelli contaminati la pulizia dal carburante è delicata e richiede tempi lunghi: molti animali, se non soccorsi in tempo, rischiano di morire.

Gli esiti dell'indagine della procura chiariranno infine la dinamica dello sversamento e l'eventuale responsabilità di chi ha causato il danno ambientale al Naviglio Grande.

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